agosto 31, 2017

Libro XXIV - Il brivido di Ansimene Petah

"Perché rugli al tuo compagno, o fante? Sei stanco di averlo accanto? Ti lamenti forse?"
Così la nostra generalessa a cavallo aggredì Ansimene Petah, alle prime luci del giorno, senza preavviso, dopo ore di marcia nel gelo e nella pioggia.
Che voce aveva, e quale piglio scompose i grugniti della truppa, sì che Petah s'arrestò e tutta la colonna con lui: il deflagare di quella voce dissolse il diluvio e polverizzò i pensieri neri con cui la notte ci aveva preso il cuore; demolendo in due parole il gigantesco Ansimene, ergendosi sul più forte tra i soldati col timbro del comando, conducendolo a lei con quel contegno, aveva disperso il terrore degli uomini nella bruma che mescolava campagna e cielo davanti a un'alba grigia, il tempo stesso s'era interdetto, affogato nel fango e tra le foglie marce insieme ai nostri stivali.

Qual mota allora fummo, la colonna tutta, affondata nei campi grossi di pioggia mentre lei, tremendissima cavallerizza , s'ergeva imperatrice sferzandoci con ordini e missioni, con racconti di pugne e di eroi, cavando ad ogni parola lacrime e sogni da un branco di dannati.

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